Usura, banche pavesi sotto esame per i tassi;

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  Usura, banche pavesi sotto esame per i tassi
Cresce il ricorso a società per l’analisi dei mutui. L’esperto: «Il 90 per cento è fuori legge». Un centinaio le cause in tribunale

PAVIA. Prestiti e mutui a “strozzo”. Ma anche sorprese nelle spese di gestione del conto, presunte violazioni della privacy, conti correnti che si fa fatica a chiudere, una burocrazia che ostacola le procedure di eredità e successione. I contenziosi con gli istituti di credito aumentano sempre di più, come dimostrano i procedimenti in tribunale a Pavia. Nel 2013 sono stati più di 90 quelli discussi davanti ai giudici, tra tentativi di conciliazione e cause vere e proprie. Quasi il doppio degli anni precedenti. Un’impennata provocata, negli ultimi mesi dell’anno, anche da una recente sentenza della Cassazione sul tema degli interessi usurari da parte delle banche, che a settembre ha stabilito la possibilità dell’annullamento della clausola degli interessi sui mutui se viene riscontrato un tasso oltre i limiti di legge al momento della firma del finanziamento.
Che il tema dei tassi applicati dalle banche sia un nervo scoperto per i cittadini lo dimostra anche il ricorso ad società di consulenza per l’analisi dei mutui. E’ il caso del centro studi Cds, che ha anche una sede in provincia di Pavia a Vellezzo Bellini e che offre gratuitamente il primo screening su conti e mutui a privati e aziende. «Solo da settembre a dicembre abbiamo esaminato 3mila mutui – spiega Michele Gianotti, manager della fondazione –. E anche in provincia di Pavia ci sono arrivate decine di richieste di esame dei contratti. Da queste verifiche emerge che quasi il 90 per cento dei conti correnti, mutui e leasing presenta tassi usurari, cioè applicati oltre la soglia di legge».
Alla fondazione si rivolgono semplici cittadini, che vogliono verificare la bontà del loro mutuo o finanziamento, ma anche imprese, soprattutto quelle che lavorano nell’edilizia. «Sono quelle che risentono di più della crisi e che in questo momento hanno maggiori difficoltà economiche o possono sentirsi più vessate dall’atteggiamento delle banche – spiega ancora Gianotti –. Non mancano quelle costrette al fallimento, nonostante questo esito in molti casi si potrebbe evitare. Davanti ai giudici, comunque, molti contenziosi si sono conclusi a favore dell’utente».
Ma cosa succede quando si trascina una banca in tribunale? «Diciamo che quando la banca viene citata davanti a un giudice il più delle volte preferisce transare – spiega l’avvocato Pierluigi Vittadini, che è uno dei legali di riferimento della fondazione –. Il primo passo dunque è il tentativo di conciliazione. Se l’accordo si raggiunge, il cliente dell’istituto di credito si impegna a rispettare clausole di riservatezza». In altre paorle, se la banca paga, la controparte non può rivelarlo. Molti contenziosi, fino a una somma di 5mila euro, vengono definiti davanti al giudice di pace, ma da qualche tempo sono stati anche istituiti, dalle stesse banche, organismi di arbitraggio, come l’Abf, per la soluzione delle controversie. Il primo passo, spesso, resta però il ricorso alle associazioni dei consumatori.

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