Interessi fuorilegge al commerciante, banca condannata;

Testo: 

Interessi fuorilegge al commerciante, banca condannata;

L’istituto deve pagare 285mila euro al titolare di una ferramenta di Pavia, le anomalie su un conto aperto per 20 anni.

PAVIA. Un conto corrente gravato da commissioni e interessi mai pattuiti. Il giudice ha dato ragione al titolare di una ferramenta, con sede in viale Montegrappa a Pavia, e ha condannato la banca in cui il conto era stato aperto a pagare 285mila euro di interessi non dovuti. Il tribunale ha anche disposto il pagamento di oltre 12mila euro di spese legali e perfino il rimborso della consulenza tecnica che aveva permesso di esaminare il conto corrente. Il giudice, sulla base degli accertamenti, ha riconosciuto la presenza di “anatocismo” e irregolarità nel pagamento degli interessi e delle commissioni di massimo scoperto.

La causa, che si è chiusa pochi giorni fa, prende avvio nel 2015, quando la società decide di far esaminare il proprio conto corrente e si rivolge all’avvocato Marco Campanella per far valere le sue ragioni. Nel mirino finisce il conto aperto con la banca Carige nel 1985 (prima Cassa di Risparmio delle Province Lombarde e poi Banca Intesa San Paolo) e chiuso a dicembre del 2014. Secondo il consulente che esamina i documenti bancari, quel conto risulta essere viziato da anatocismo e dall’applicazione di commissioni non pattuite: le clausole di quel contratto, quindi, per l’avvocato che rappresenta la società, devono essere annullate. Soprattutto, la richiesta del legale è di rideterminare il saldo del conto, che è pari a zero al momento della chiusura.

Il tribunale di Milano, competente per la controversia, accoglie la richiesta e condanna la banca a restituire le cifre che sono state pagate indebitamente dalla società in quasi 20 anni di rapporto bancario. Il giudice Viola Nobili segue il calcolo fatto dal consulente, che quantifica in quasi 300mila euro la cifra da versare.

«In sostanza, è la somma che i miei assistiti hanno pagato in più su quel conto e che quindi non doveva essere versata – si limita a dire l’avvocato Campanella –. Ci sono diverse sentenze in questo senso da parte dei tribunali, ma ovviamente sono necessari alcuni requisiti prima di chiedere all’istituto di credito di restituire una determinata somma. È necessario che il conto dell’impresa sia stato aperto prima del 22 aprile del 2000 e che il conto non sia chiuso da più di dieci anni. Quindi il consulente esamina il conto e, solo a quel punto, se ci sono le condizioni, si fa causa alla banca».

Le sentenze favorevoli alle imprese hanno un copione comune: l’azienda parte spesso da un saldo passivo ma alla fine diventa creditrice della banca. Tra le sentenze più recenti, c’è quella di una ditta di Carbonara che ha ottenuto dal giudice la condanna della propria banca a restituire un milione e 125mila euro di interessi. 

Maria Fiore

 

Vuoi condividere con noi la tua storia di usura?

Powered by LAB4IT.