Usura, chiesti oltre 4 anni per due direttori di banca;

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Usura, chiesti oltre 4 anni per due direttori di banca;

Il pubblico ministero, Di Vizio, ha chiesto anche che gli istituti di credito degli imputati siano condannati a pagare seicentomila euro alla coppia di usurati.
 

PISTOIA. Quattro anni e tre mesi di reclusione ciascuno, ai due imputati, e seicentomila euro di indennizzo da parte di ciascuna banca. Sono state queste le richieste del pubblico ministero, Fabio Di Vizio nei confronti dei cinquantaseienni Andrea Bendinelli, di Pescia, difeso dall’avvocato Giovanni Giovannelli, e di Paola Pasquali, di Montecatini, difesa dall’avvocato Mauro Cini, e nei confronti della Cassa di Risparmio di San Miniato, rappresentata in aula dagli avvocati Antonio Davirro ed Enrico De Martino, e della Banca Toscana, rappresentata dall’avvocato Stefano Del Corso, istituti nelle cui filiali di Pescia i due imputati, fra il 2001 e il 2007, ricoprivano il ruolo di direttore.

Secondo l’accusa i due direttori di banca sarebbero responsabili di usura aggravata nei confronti di una coppia di commercianti. E con loro la responsabilità ricadrebbe anche sugli istituti di appartenenza per non aver diligentemente controllato l’operato dei due dirigenti o comunque di averne avallato le operazioni incriminate.

Dal processo è uscito, perché nel frattempo è deceduto, Vincenzo Todisco di Ponte Buggianese, accusato a sua volta di usura e all’origine dell’intera vicenda.

Secondo la ricostruzione fatta in aula la coppia di commercianti, trovandosi in una fase di crisi di liquidità, inizialmente (siamo nel 2001) chiesero soldi a Todisco. A fronte di ventiduemila euro firmarono assegni per trentamilacinquecento euro da pagare in sei mesi.

Impegno che i due commercianti non riuscirono a tener fede e, rinegoziando il debito ritirando gli assegni postdatati ed emettendono di nuovi maggiorati - sempre stando all'accusa - nel giro di tre anni sarebbero arrivati a pagare interessi del 285 per cento rispetto a quanto ricevuto. Stando alla procura le colpe dei bancari sarebbero state quelle di aver agevolato il rapporto tra il pensionato pontigiano e la coppia di commercianti (nel decreto di citazione si parla di Bendinelli quale “mediatore”).

Non solo, ma quando i commercianti non riuscirono più a far fronte alle scadenze di pagamento, i direttori avrebbero rilasciato blocchetti di assegni alla coppia (nonostante il conto in rosso). Sia Bendinelli che Pasquali - secondo la tesi accusatoria - avrebbero consigliato alla coppia di aprire conti correnti intestandoli ad amici, figli e parenti, arrivando a convincere gli usurati a vendere gli immobili di proprietà per non essere protestati.

Parte delle arringhe degli avvocati difensori delle parti civili, ovvero gli avvocati Cecilia Turco, Pasquale Mauro, Giuseppe Castelli, Paola Innocenti, Claudio Del Rosso e Valori, sono state concentrate proprio sul fatto che la coppia di commercianti e le altre persone coinvolte e costrette ad aprire dei conti correnti fittizi, avevano apertamente dichiarato ai due direttori di banca che quei soldi servivano loro per pagare i tassi usurari chiesti da Todisco. Non solo, secondo la ricostruzione fatta dagli avvocati di parte civile, dalle carte e dalle testimonianza emergerebbe che la soluzione di aprire nuovi conti correnti intestati ad amici e famigliari per drenare i finanziamenti ricevuti dalla banca sul conto della coppia usurata per pagare il debito lievitato a dismisura, sarebbe stato prospettata proprio dai due direttori di banca. Martedì prossimo le arringhe della difesa e la sentenza da parte del tribunale presieduto da Luca Gaspari con a latere le giudici Martucci e Francini.

Pasquale Petrella

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