Imprenditore in crisi: maxi debito dimezzato con la legge "anti-suicidi"

Testo: 

Imprenditore in crisi: maxi debito dimezzato con la legge "anti-suicidi"

Grazie alla legge anti-suicidi il titolare di una piccola azienda di fiori dovrà pagare un milione e mezzo invece di tre. Una sessantina i versiliesi che si stanno avvalendo di questa procedura;
VIAREGGIO. Mette su una piccola azienda di fiori. Ci mette tutto se stesso: la sua passione, il sudore e l’impegno anche dei familiari che lavorano con lui. Si indebita con le banche per costruire le serre e gli impianti. Ma la realtà è uno schiaffo che lo sveglia dal sogno. Ha sottoscritto mutui per tre milioni di euro e non ce la fa a onorarli con quello che guadagna. Ha come la sensazione che un cappio si stia stringendo intorno al suo collo. Poi la ciambella di salvataggio lanciata dal sistema, lo stesso che sembrava volerlo affogare. Il debito viene dimezzato: c’è luce in fondo al tunnel. Il debito passa da tre milioni a 1,5, con l’impegno ad onorarlo da parte dei figli: è una montagna meno alta da scalare, poi si vedrà.

Un imprenditore floricolo versiliese ha deciso di affrontare il suo incubo avvalendosi di una legge, l a numero 3 del 2012 . Una legge definita in maniera un po’ cruda “anti-suicidi”. Ma è quello che la norma vuole evitare: cioè che piccoli imprenditori, così come privati cittadini, strozzati dalla crisi economica decidano di farla finita. La procedura si chiama “Composizione della crisi da sovraindebitamento”: nel 2016 in Versilia le persone che hanno deciso di avviarla sono una sessantina. Bisogna rispettare tutta una serie di criteri e si passa necessariamente dalla valutazione di un giudice del tribunale. Che ha facoltà di capire se siamo di fronte a un caso in cui l’abbattimento del debito è giustificabile, oppure no. Chi si rovina al gioco, chi decide di comprarsi la Ferrari con un reddito non adeguato, difficilmente potrà avvalersi di questo salvagente.

La norma del 2012 può aiutare piccoli imprenditori “non fallibili”: coltivatori diretti, soprattutto, ma anche chi commercia sotto una certa soglia di fatturato. Ci rientrano anche i lavoratori autonomi, così come i cittadini in difficoltà per mutui - ad esempio la casa - e bollette. Con questa norma si può ottenere un abbattimento del debito fino al 50%. Ed evitare che i creditori intacchino il patrimonio personale. Tanto per capirsi, un imprenditore in difficoltà può riuscire a salvare i propri beni, oltre che la propria azienda.

Nel caso di un imprenditore si presenta un piano ai creditori, costruito con l’aiuto di professionisti. Si propone una ristrutturazione dei debiti ed un piano di rientro con scadenze precise che sia sostenibile dal soggetto. Il piano viene prima valutato dal giudice che verifica l’esistenza dei presupposti e la correttezza del piano. Successivamente viene sottoposto ai creditori: la maggioranza di questi deve votare favorevolmente perché la procedura possa proseguire.

Il piano del consumatore, che riguarda esclusivamente i privati e non le imprese, prevede sempre un percorso di ristrutturazione e di rientro dei debiti. Ma, a differenza dell’imprenditore, è necessario solo l’ok del giudice. La possibilità di accedere alla procedura è esclusa quando il contribuente ha preso impegni economici che sapeva di non poter onorare. O comunque quando è ricorso al credito in modo non proporzionatO alle proprie capacità.

 La procedura prevede anche un percorso di liquidazione dei beni: anche questo deve ottenere l’approvazione del giudice. La procedura resta aperta fino all’estinzione del debito.

  di Matteo Tuccini 

Vuoi condividere con noi la tua storia di usura?

Powered by LAB4IT.