«Io giudice, falsificavo sentenze per denaro»

Testo: 


«Io giudice, falsificavo sentenze per denaro»

«Aveva un incontenibile obiettivo di illecito arricchimento e – per i PM – era il dominus di un vasto e collaudato sistema». Spregiudicato, parlava senza alcuna remora di sentenze, ricorsi, convocazioni, fascicoli di causa. E di soldi che chiedeva ad avvocati e commercialisti. Tanto che, a volte, faceva i conti su ciò che doveva ancora incassare: «devo fare centomila euro tondi tondi.., 15.000 € mi deve dare uno di Altamura, 8.000 un altro, 6.000 tizio, 5.000 caio, 2.000 sempronio, mi devo prendere un bell’appartamento in centro».

 

Da quando, scoperto mentre riceveva le mazzette, i finanzieri lo hanno ammanettato, il giudice e presidente della Commissione Tributaria Regionale Puglia, ha tirato giù con sé avvocati, giudici togati e non, provenienti dal penale ma anche in servizio al TAR Puglia, alcuni di questi sono indagati, rivelando i particolari di un pozzo senza fondo e confermando in aula tutte le accuse. Alcuni imprenditori evitavano il pagamento di ingenti multe per gravi irregolarità contabili elargendo «regalie» ai giudici ai quali ricorrevano, cui venivano consegnate sentenze già scritte dai legali. «Riuscivo a pilotare le assegnazioni dei fascicoli, ha testimoniato il giudice in aula, dando compensi fra 500 e 1.500 euro per ogni causa ai segretari delle commissioni».

 

Prendeva denaro, vacanze e regalie in cambio di sentenze favorevoli, ha testimoniato al Tribunale di Bari il giudice tributario Quintavalle imputato insieme ad altri 23 fra giudici, avvocati, funzionari delle commissioni tributarie, commercialisti ed imprenditori, a vario titolo, di corruzione in atti giudiziari, falso, rivelazione del segreto d’ufficio, infedele dichiarazione dei redditi, riciclaggio, favoreggiamento, abuso d’ufficio, truffa con sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte. Gli furono sequestrati tre appartamenti e denaro, beni per la Procura «sproporzionati» rispetto alle dichiarazioni dei redditi, che «costituivano parte dei proventi della corruzione». L’esame del teste proseguirà con la trattazione delle singole controversie pilotate. La cricca avrebbe truffato l’erario per oltre 114 milioni di euro; nel processo sono costituiti parti civili il Ministero dell’Economia e l’Agenzia delle Entrate.


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